Startup, i modelli di business più comuni e validi

Oggi si sente spesso parlare di startup. Ma quali sono i modelli di business più utilizzati?

Secondo Steve Blank, uno dei guru del mondo delle startup, una startup è un’impresa temporanea che ha l’obiettivo di trovare un modello di business ripetibile, scalabile e profittevole.

Per definire il modello di business migliore, si redige un Business Model Canvas. Mentre una PMI solida ragiona su piani d’impresa, financial plan e piani strategici, una startup che sta per partire deve ancora capire cosa vuole fare, come lo vuole fare e di cosa ha bisogno per farlo.

Grazie al Canvas è possibile riassumere a colpo d’occhio tutti gli aspetti fondamentali.

Nonostante sia all’apparenza uno strumento semplice, la creazione di un modello di business non lo è: da questo, infatti, dipenderà il successo del tuo progetto d’impresa.

La creazione di un business model è un’attività estremamente dinamica e richiede un gran lavoro di squadra.

 

I modelli di business più comuni

Nessun modello di business è universale e va bene per tutti. Per questo ne esistono di diversi tipi: ecco quali sono i più validi.

 

E-commerce

L’e-commerce è senza alcun dubbio il più comune e noto modello di business per un’attività online. Si tratta di una piattaforma web dove vendere i propri prodotti. Questo modello prevede un’interazione unidirezionale da parte del potenziale cliente verso la piattaforma. Una volta arrivato sul sito e-commerce, sceglie il prodotto e clicca sul pulsante acquista, inserisce i propri dati e paga.

 

Software as a Service (SaaS)

Un’azienda che tratta il SaaS offre un software sviluppato internamente o da terzi e ne concede l’utilizzo tramite la propria piattaforma web. Un esempio sono Gmail, Salesforce o Icloud.

Come strategia di prezzo più comune tendono ad utilizzare il modello freemium, unione dei termini free e premium. Dropbox, ad esempio, offre uno spazio di archiviazione gratuito limitato, che può essere ampliato passando alla versione premium.

 

Mobile App

Il modello consiste nell’offrire all’utente un applicazione che gli permette risolvere un problema o rispondere ad una necessità. Esistono diversi modelli tra cui: Freemium, Advertising, Transazione, Pagamento. Ricorda che anche le app che per gli utenti sono gratuite generano profitto.

 

Media Site

Questo modello di business è principalmente utilizzato dalle testate editoriali che offrono news in tempo reale. Esse esistono principalmente per offrire contenuti in target agli utenti che ricercano informazioni in rete. I classici esempi di Media Site sono i giornali online, ma anche i semplici motori di ricerca.

Il loro modello di revenue si basa sulla creazione di un’enorme base utenti che diventano, a loro insaputa, spettatori di spot e pubblicità in target, attraverso i dati raccolti in rete.

 

User-Generated Content

Il classico esempio di questo modello di business sono i social media come: Facebook, Twitter, Linkedin e Instagram. Gli utenti pubblicano contenuti, creano community e condividono dati e informazioni.

Al loro interno persone e aziende vendono anche i propri prodotti o servizi e sponsorizzano le proprie pagine. La principale fonte di revenue per queste piattaforme è rappresentata dall’Advertising, cioè contenuti sponsorizzati a pagamento che gli utenti acquistano per promuovere il loro business.

 

Two-sided Marketplaces

In questo modello di business l’azienda genera fatturato quando il compratore incontra il venditore per una transazione. Amanzon e eBay sono gli esempi più famosi: su questi siti il venditore inserisce il proprio annuncio e il compratore lo contatta.

Le piattaforme two-sided giocano il ruolo di intermediari, producendo valore per entrambi gli utenti (parti) che sono interconnessi tramite di esse.

 

Quelli sono solo alcuni dei modelli di business che una startup può mettere in atto. Tu quale modello di business utilizzi per la tua startup?

 

 

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