Smartworker: le competenze da sviluppare

Oggi, secondo i dati diffusi dal ministero del Lavoro, sono 1.6 milioni gli smartworker a seguito delle norme sull’emergenza sanitaria. Un’azione ha avuto un impatto notevole sulla vita lavorativa e personale di ogni individuo.

Uno degli effetti della pandemia è stato sicuramente l’incremento della digitalizzazione delle attività lavorative, che si è definita sempre più nella quotidianità. Ci siamo ritrovati a dover riorganizzare le nostre attività, cambiando radicalmente il nostro stile di vita.

Sicuramente l’emergenza ha accelerato il processo di digitalizzazione del lavoro già presente in alcune realtà organizzative. Si è notato un impatto positivo a livello aziendale, personale ed ambientale derivato da questa modalità di lavoro detta anche agile. Si è riscontrato per le aziende un incremento della produttività, dell’engagement del personale, una riduzione dell’assenteismo; a livello personale, invece, un miglior work-life balance, la riduzione dei costi e dei tempi per gli spostamenti casa-lavoro, con risvolti positivi sull’impatto ambientale.

Gli ostacoli per un corretto sviluppo di tale processo riguardano principalmente la rigidità al cambiamento, una mancanza di formazione adeguata che ha portato alla necessità di adeguare le competenze dei lavoratori alle esigenze lavorative per affrontare al meglio tale cambiamento.

 

Smartworker: le skill fondamentali

Ecco le principali competenze che uno smartworker dovrebbe avere o sviluppare:

  • Competenze digitali, sempre più importanti nel processo di digitalizzazione, che consentono un utilizzo consapevole degli strumenti tecnologici a vantaggio del proprio lavoro;
  • Organizzazione dell’attività lavorativa, il saper programmare il proprio lavoro stabilendo gli obiettivi a breve, medio e lungo termine e saper monitorare tali attività;
  • Saper distinguere e dividere il tempo per il lavoro dalla vita personale, il saper “staccare” quando si è conclusa l’attività;
  • Collaborazione col team, il saper mantenere sempre viva una comunicazione con i colleghi, anche a distanza, per riuscire a cooperare al meglio e allineare le varie attività.

Lo smart working richiede necessariamente una riorganizzazione dell’attività lavorativa e di conseguenza anche personale. Queste modifiche mirano a rendere il lavoro più produttivo traendo un vantaggio personale e portando un vantaggio anche a livello organizzativo.

Quando si lavora da casa però, troviamo alcune difficoltà derivate dall’ambiente domestico: occorre eliminare tutte le distrazioni e focalizzarsi esclusivamente sull’attività lavorativa, per ridurre al minimo quelle interferenze esterne al lavoro che potrebbero crearti dei rallentamenti.

Un’alternativa al lavoro da casa è sicuramente il Coworking, spazio di lavoro condiviso dove potrai concentrarti, fare networking e scambiare opinioni ed esperienze con altri professionisti.

 

È dunque importante per chi è coinvolto da questi processi di digitalizzazione divenire consapevole della necessità di un accrescimento di competenze, per potersi meglio adattare alle innovazioni del mondo del lavoro, soprattutto in questo contesto in cui si fa sempre più riscorso allo smart working.

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